Camminare e imparare.

Nella mia città, la Figline Valdarno dove sono nato e dove ho sempre vissuto, mi conoscono sopratutto come “il direttore del Martelli”, il Daniele Raspini che ogni giorno incontra i suoi “nonni”, il Daniele Raspini che ogni giorno si ferma a scambiare parole e sorrisi con loro e con i parenti che vengono a trovarli. La loro casa è diventata la mia casa. Una casa senza barriere, senza impedimenti, dove gli anziani e i loro cari possono vedersi, senza limitazioni. Da più di vent’anni, ormai, trascorro gran parte del mio tempo percorrendo questi spazi e incrociando mani, sorrisi e sguardi di tutti coloro che ne fanno parte: ospiti, familiari, operatori, professionisti.

Percorrere, andare, proseguire. Tre verbi che mi hanno accompagnato per tutta la vita. Il trekking è infatti una mia grande passione. Quando posso, indosso scarponi e zainetto e vado a respirare l’aria pura dei sentieri nel circondario di Figline. Mi piace macinare chilometri per ammirare gli spazi della natura, per scoprire i magici silenzi e la bellezza che regalano i paesaggi sconfinati.

Mi considero dunque un esploratore, un cercatore di possibilità e opportunità che nella pratica del camminare ha imparato tanto. Ha imparato sopratutto quanto siano fondamentali le relazioni umane, nella vita e nel lavoro.

il "ragazzo dei barattoli"

Se guardo indietro negli anni, se ripenso al mio iniziale percorso lavorativo, lo vedo come un piccolo ma tenace germoglio che, passo dopo passo, sfida dopo sfida, si è accresciuto e ha
prodotto buoni frutti.

Ho iniziato la mia avventura lavorativa da giovanissimo, come metalmeccanico. Ero il “ragazzo dei barattoli”, il mio compito consisteva in un movimento ripetitivo delle braccia, sempre uguale a se stesso, come è quello di tutte le catene di montaggio. 
Eppure, in questo movimento semplice ma prolungato, ho iniziato il mio apprendistato, di mestiere e di vita. Ho

imparato come un piccolo movimento possa generare forza di volontà, pazienza,
perseveranza. E ne ho tratto una lezione che ha segnato poi tutta la mia esistenza, e cioè
che l’umiltà è il campo più adatto per innaffiare il seme dell’impegno. Un seme che, se ben
curato, fa fiorire il rispetto e l’attenzione per gli altri.

Casa Martelli

Così, quando sono poi passato nell’amministrazione pubblica, in un itinerario che mi ha visto iniziare come impiegato comunale fino a diventare direttore dell’Azienda di Servizi per la Persona “Ludovico Martelli” a Figline Valdarno, ho sempre fatto tesoro di questi insegnamenti che provengono dal mio primo apprendistato in fabbrica. Non ho infatti mai dimenticato quel “ragazzo dei barattoli” che è rimasto in me, a ricordarmi che un cammino senza radici porterebbe solo a un debole germogliare.

L’esperienza al Martelli si è rivelata una fucina di occasioni e di innovazioni. Un laboratorio umano e organizzativo in cui lo slancio e la passione di tutti quelli che mi hanno circondato – dallo staff al personale sanitario, amministrativo, di supporto ai servizi – hanno reso possibile la trasformazione di quello che era dapprima un ricovero per anziani in una struttura all’avanguardia per qualità dei servizi, strumenti tecnologici, coinvolgimento con il territorio. Un risultato che ha riscosso lusinghieri apprezzamenti e il riconoscimento di struttura di eccellenza per i servizi agli anziani.<br><br>
E’ stata la sfida più grande della mia vita, la scommessa che ho voluto inseguire senza sosta, affidandomi alla mia volontà, all’entusiasmo, alla voglia di raggiungere un obiettivo che all’inizio sembrava troppo arduo: cancellare la vecchia immagine dell’ospizio, per farne una casa accogliente e confortevole, dove il calore umano e lo spirito di servizio fossero le due colonne portanti di un modello di assistenza che è ormai diventato cura della persona a trecentosessanta gradi. E tutto questo grazie anche alla passione, dedizione e creatività dei miei collaboratori, di tutti coloro che, nelle loro competenze e specificità di ruolo, hanno garantito un livello sempre alto di attenzione ed efficienza dei servizi.

Tutti questi anni trascorsi a Casa Martelli sono stati anche una straordinaria occasione di crescita umana, perché ho imparato tantissimo dai “miei” anziani, i cui nomi e le cui storie hanno intessuto negli anni una trama di affettuosa presenza negli ambienti del Martelli. Con loro ho imparato a dismettere l’abito del manager per indossare solo quello di una persona accanto ad altre persone, di cui vuole ascoltarne i bisogni e le richieste.

Ho anche imparato la forza del fare squadra, sperimentando il prezioso apporto che tutti gli operatori del Martelli hanno dato, per garantire ai residenti il giusto supporto e il benessere. E’ stato fantastico riuscire a realizzare con loro tanti progetti innovativi, tante idee di coinvolgimento degli anziani. Sempre guidati da un’effervescente partecipazione e affiatamento nel loro lavoro quotidiano.

La casa di tutti i cittadini

Poi è arrivata l’esperienza di amministratore comunale. Durante il mandato del sindaco Riccardo Nocentini sono stato assessore tecnico. Ed ecco che la mia passione per le relazioni umane ha trovato una dimensione ancora più estesa. Si trattava di curare il benessere di una comunità cittadina, di un intero territorio. Quel territorio che ho sempre amato anche come luogo del cuore, non solo come luogo di origine. Un luogo che ogni giorno riscopro fertile di bellezze, anche nei suoi angoli poco conosciuti, e che mi regala ancora emozioni, per le meravigliose tracce lasciate dalla sua storia artistica, culturale e paesaggistica. Amo tutte le tradizioni di questo territorio, sia culturali che popolari, amo la sua memoria contadina e operaia, amo i colori e le suggestioni dei suoi paesaggi, che regalano visioni di albe e tramonti così belli da mozzare il fiato. Quei colori che svettano anche nelle bandiere tirate su nel cielo, quando insieme agli sbandieratori storici sfilo nel centro storico per assaporarne l’ancora intatto e antico fascino.
E’ per amore della mia terra che ho deciso dunque di mettermi in gioco, per diventare il Sindaco di Figline Incisa. Una decisione che parte da lontano, da un sogno nel cassetto che avevo sin da piccolo, quando alla richiesta di “cosa vorresti fare da grande?” si risponde solitamente con grandi ambizioni: il re, la regina, l’astronauta… Io, invece, volevo “fare il sindaco”. Una bella e tosta aspirazione, ma dettata semplicemente da questo viscerale affetto per la mia terra, dal desiderio di volerla “curare” in prima persona.
Sarà che la mia lunga attività nell’assistenza sociale ha rivelato, ha messo a fuoco un destino all’inizio sfumato e impreciso, ma oggi ho chiaro l’intento che ha mosso la mia candidatura: il desiderio di mettermi al servizio della mia comunità, della mia terra.

“Mettermi a servizio” significa per me rinnovare quell’entusiasmo che ha guidato la mia esperienza nel sociale. Significa impegnarsi, con profonda passione, per il miglioramento delle condizioni delle persone, per la valorizzazione di un territorio, per ridare ai cittadini la fiducia nelle istituzioni.
Insieme a un vivace gruppo di sostenitori, ho dato vita alla lista civica Per Figline Incisa, che si è poi alleata con la lista civica Idea Comune, in una proficua corrispondenza di idealità e progetti. Il sogno nel cassetto è diventato una sfida, una scommessa per il cambiamento. Io ho sempre accolto le sfide, come motore di conoscenza e di emozioni. E voglio offrire adesso alla mia città, insieme a tutti coloro che condividono il mio sogno, un cammino verso il rinnovamento, lo sviluppo e il benessere sociale.
Perché Figline Incisa diventi il luogo dove i cittadini possano davvero “sentirsi a casa”.

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